Novena di ringraziamento per il 30°anniversario della Casa Balthasar 

19 - 27 settembre 2020

Cari amici,

          Il 27 settembre saranno trent’anni che la Casa Balthasar è stata aperta a Roma, due anni dopo la morte di Hans Urs von Balthasar.

     Fondata con il sostegno dell'allora card. Joseph Ratzinger, questa casa di discernimento e formazione per cristiani aspiranti a una vita di consacrazione al Signore è nata grazie all'iniziativa di un gruppo di amici, testimoni di varie tradizioni nella Chiesa: Joseph Fessio S.J. (San Francisco), Felix Genn (oggi vescovo a Münster), Marc Ouellet P.S.S. (oggi cardinale a Roma), Christoph Schönborn O.P. (oggi cardinale a Vienna), la fu Cornelia Capol (Basilea) e me. Volevamo condividere con altri la nostra esperienza: che cioè assieme a quella di Henri de Lubac e di Adrienne von Speyr, l’opera di Balthasar ci mette in contatto con un Cristo vivo, che porta a fare una scelta evangelica radicale.

       Nel frattempo, oltre ai tanti giovani provenienti da tutto il mondo che sono passati per la Casa, si è sviluppata una rete informale di comunione fraterna che ha confermato l'intuizione di Papa Giovanni Paolo II: questi tre autori sono vere e proprie guide spirituali per il nostro tempo.

      Per ringraziare il Cielo per i suoi doni, si è preparata una Novena, centrata sull’esperienza spirituale di sant’Ignazio, che inizierà il 19 settembre. Se desiderate partecipare alla nostra preghiera, vi chiedo di mandarmi entro questa data un segno di adesione, indicando anche la lingua preferita (italiano, inglese o francese). Chi intendesse offrire in quell’occasione un contributo economico troverà sul nostro sito i dati bancari utili: https://www.casabalthasar.org/making-a-donation.

            Con cordiali saluti nel Signore,

                                                                                                                       Jacques Servais

0Grazie e prove di Ignazio secondo l’Autobiografia

Sapendo, poi, che i santi Padri Fondatori di un Istituto monastico avevano usato lasciare ai posteri, a mo’ di testamento, alcune raccomandazioni, dalle quali confidavano che questi avrebbero potuto essere aiutati per raggiungere la perfezione della virtù, cercavo il momento nel quale poter chiedere opportunamente la stessa cosa al Padre Ignazio. Nell’anno 1551, mentre ci trovavamo insieme, avvenne che Padre Ignazio dicesse: “In quel momento io ero più in alto del cielo”. Aveva avuto, come ritengo, un’estasi o un rapimento, come spesso gli capitava. Tutto pieno di rispetto gli domandai: “Di che si tratta, Padre?”. Egli cambiò discorso. Pensando, dunque, che quello fosse il momento buono, domandai al Padre e lo supplicai che egli ci volesse esporre come il Signore lo aveva guidato dall’inizio della sua conversione, affinché quel racconto potesse avere per noi valore di testamento e di direttiva paterna

(dal Prologo del p. J. Nadal, 2)

 

Nell’anno 1553, […] Dio gli aveva dato grande chiarezza sul dover compiere

[questa cosa]: manifestare tutto quello che era passato nella sua anima fino allora.

(dalla Prefazione del p. L. Gonçalves da Camara, 1)

 

         Il Padre vorrebbe dare ai suoi figli un piccolo assaggio della sua vita interiore [mostrando] il suo sviluppo religioso, la lenta formazione dei suoi progetti di fondazione, il suo stato d’animo, le sue motivazioni e soprattutto le sue difficoltà […].

Durante tutto il suo sviluppo era solo e per molto tempo ha dovuto cercare, nell'incertezza, la sua particolare missione. Ha dovuto anche organizzare troppe cose all’esterno, e realizzarle con forza; avrebbe invece preferito dare più del suo spirito alla Compagnia.

         Una prima difficoltà con cui dovette lottare concerne i suoi studi: imparava con fatica, difficilmente riteneva, era lento a capire. Gli occorreva sempre molto tempo per avere una visione d'insieme spirituale di una materia. Dalla filosofia e dalla teologia parigina, ne ha ricavato ben poco. Parigi era per i compagni, dovevano essere istruiti, e per questo non conosceva niente di meglio di Parigi. Lui stesso era un pessimo studente. Eppure, doveva acquisire una certa formazione per poterla esigere anche dagli altri.

        Tuttavia, durante i suoi studi teologici, la seconda difficoltà venne in qualche modo attenuata. Per difendere e far passare i suoi Esercizi, soprattutto per dare forma chiara alle nozioni di base dell’essere gesuita, avrebbe sempre avuto bisogno di un supporto teologico. Ma per molto tempo questo gli mancò. Per tale motivo non sapeva fino a che punto le cose nuove che riportava erano presentabili e offrivano una certa garanzia per servire da fondamento e nutrimento per la nuova Compagnia. Il supporto avrebbe dovuto distinguersi dalla teologia precedente, e per realizzare ciò, si doveva conoscere quest’ultima. Era certamente intimamente sicuro della sua strada, ma avrebbe avuto bisogno anche di una conferma esplicita. Ad Alcalá e Salamanca difese più o meno bene la sua causa, perché sapeva che questo era necessario, ma non sapeva esattamente come farlo. Ha anche molto sperimentato il rifiuto da parte di persone che non volevano fare loro stessi gli Esercizi; perché solo chi li faceva capiva veramente il suo pensiero e si lasciava conquistare (NB XI, 43).

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