Amare gli altri nell'amore di Dio

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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Martín García era il secondo fratello maggiore di Ignazio che, dopo la morte del padre e del primogenito, divenne capofamiglia.

Dopo dieci anni di assenza dal castello di Loyola, Ignazio gli scrive da Parigi dove prosegue i suoi studi. La lettera che rivela la sua volontà di «agire contro la propria sensualità e contro l’amore carnale e mondano» (Ej 97), dà un’illustrazione della regola enunziata negli Esercizi: «che l’amore che mi muove […] discenda dall’alto, dall’amore di Dio nostro Signore; in maniera che senta prima in me che l’amore più o meno intenso che nutro per tali persone è per Dio e che Dio si rifletta nel motivo per cui le amo di più» (Ej 338).






A Martín García de Oñaz

(giugno 1532)

[…] Da ben cinque o sei anni vi avrei scritto più spesso, se non me lo avessero impedito due cose: prima gli studi e molte conversazioni, ma non temporali; poi nessuna probabilità o congetture sufficienti per pensare che le mie lettere potrebbero essere occasione di servizio e lode di Dio N.S. e di qualche sollievo per i miei familiari e parenti secondo la carne, in modo che lo fossimo anche secondo lo spirito e, nello stesso tempo, ci aiutassimo nelle cose che devono essere per noi di un valore duraturo. Perché questo, pertanto, è la verità: […] non ama Dio di tutto cuore colui che ama qualcosa per sé e non per Dio. […] Desidero molto e più che molto, se ci si può esprimere così, che nella vostra persona e nei parenti e amici si desse intensamente questo tale e tanto vero amore e slancio accresciuto nel servizio e lode di Dio N.S., affinché più e più vi amassi e servissi. Perché nel servire i servitori del mio Signore, la vittoria è mia e la gloria è mia. E con questo retto amore sincero e con questa volontà sincera e aperta parlo, scrivo e consiglio come di cuore io, con sincera umiltà e non per gloria profana e mondana, vorrei e desidero che mi si consigli, richiami e corregga.

CB XII/3_1 [Epp 3: I, 80-81]