Entrare dalla porta dell'altro per uscire dalla propria

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


#Ignatius500 #LettereSPN


I gesuiti mandati da Paolo III in Irlanda, dovevano sforzarsi di arginare il dilagare dello scisma nella situazione ecclesiale caotica che si era venuta a creare a causa dei comportamenti di Enrico VIII. Ignazio dà loro delle istruzioni nelle quali fra l’altro riprende quanto ha spiegato negli Esercizi circa la strategia dell’«angelo cattivo» che «entra con l’anima devota e esce con se stesso» (Ej 332) e raccomanda loro di usarla invece a fin di bene, «per il giovamento delle anime, perché crescano e salgano di bene in meglio» (Ej 331), visitando i vescovi e prendendo contatto con le autorità cittadine allo scopo di riformare i monasteri e rianimare i fedeli scoraggiati, laddove «altri agiscono contro» (Ej 42) le disposizioni della «nostra santa Madre Chiesa» (Ej 365). Questi nunzi apostolici dovrebbero entrare in sintonia con queste persone, ma per uscire con loro stessi, insinuando, cioè, buoni e santi pensieri conformi a tali disposizioni.



A Paschase Broët e Alonso Salmerón

Inizio settembre 1541

In tutte le conversazioni che vogliamo guadagnare, per mettere nella rete a maggior servizio di Dio N. S., osserviamo con gli altri lo stesso ordine che il nemico usa con un’anima buona, lui tutto per il male, noi tutto per il bene: il nemico entra dalla porta dell’altro ed esce dalla propria; entra da lui senza contraddire le sue abitudini, anzi lodandole; familiarizza con l’anima, attirandola a buoni e santi pensieri che sono graditi all’anima buona; quindi a poco a poco procura di uscire dalla sua, conducendola sub specie boni [sotto parvenza di bene] a qualche errore o illusione, per sfociare sempre nel male. Così noi possiamo per il bene lodare e consentire con qualcuno su una cosa particolare che è buona, passando sopra altre cose che in lui sono cattive, e guadagnando il suo affetto, sbrighiamo meglio le nostre cose, e così entrando dalla sua porta usciamo dalla nostra.

CB IV/3_4 [Epp 32: I, 180)