53. La chiamata del Re

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


«È mia volontà conquistare tutto il mondo e tutti i nemici, e così entrare nella gloria del Padre mio», dice il Re eterno a chi rivolge la sua chiamata. «Pertanto, chi vorrà venire con me deve faticare con me, perché seguendomi nella pena mi segua anche nella gloria» (Ej 95). In questo spirito, a nome del Papa, Ignazio chiede a un gesuita portoghese di accettare un impegno missionario in cui lui stesso si è fortemente impegnato: la causa dei cristiani isolati nelle terre d’Islam d’Etiopia. «Perché conosco di non aver talento sufficiente per un così grande incarico... la mia anima, il mio miserabile corpo, con tutte le sue membra, sottometto allora un’altra volta di nuovo nelle mani di V.P.» (MHSJ XVIII, 136), gli aveva scritto questi, scongiurando il suo superiore di liberarlo dalla dignità di patriarca. Alle sue obiezioni, il santo risponde invitandolo a obbedire confidando piuttosto sull’aiuto di Dio che agisce nella debolezza del suo inviato (cf. 2Co 12,10). Non è questa la lezione che Gesù dava ai discepoli sul lago di Tiberiade: «per tutta la notte non avevano preso niente; poi, gettata la rete dietro suo ordine, “non riuscivano a tirarla su per la gran quantità di pesci” (Gv 21,6)» (Ej 306)?



A João Nunes Barreto

26 luglio 1554

Per ciò che riguarda gli affari dell’Africa, dove per alcuni anni avete lavorato in aiuto dei prigionieri, abbiamo tutti molti motivi per ringraziare Dio nostro Signore, che si è degnato di servirsi in tanti modi della vostra persona e delle vostre fatiche, disponendovi così a meritare di intraprenderne altre maggiori e di più grande e universale progresso delle anime. Non abbiate timore di fronte alla grandezza dell’impresa pensando alle vostre deboli forze, poiché ogni nostra capacità deve provenire da colui che vi chiama a quest’opera. Deve darvi lui ciò che reclama il vostro servizio poiché, senza che voi abbiate voluto, vi impone questo compito per il quale non ci sono spalle umane tanto abili e capaci, se la mano di Dio non aiutasse a portare il peso e non guidasse chi lo porta. Allora nella misura in cui diffidate di voi, confidate in colui che per mezzo del suo Vicario vi ordina di assumere questo impegno. Personalmente io spero nella somma bontà divina che ne seguirà un beneficio assai considerevole per tutte quelle regioni, riportandole al culto sincero e autentico di Dio nostro Signore. […] Quanto all’istruzione che domandate per procedere meglio nel servizio divino in questa missione, spero la darà più perfetta lo Spirito Santo accordandovi la sua santa unzione e il dono di prudenza man mano che si presenteranno le circostanze particolari. Tuttavia, se qualche indicazione o consiglio vi si potrà mandare di qua in base alle informazioni che si hanno sullo stato di quelle province, vi si invierà. Se laggiù sopravvenissero dei dubbi, potrete esporceli e vi si darà risposta.

CB VII/5_1 [Epp 4645: VII, 313-314)