La grazia della prima messa

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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«Lodare l’assistenza frequente alla messa» (Ej 355), raccomandano le regole degli Esercizi. Molte volte Ignazio chiedeva ai suoi confratelli di celebrare delle messe, convinto che il sacrificio eucaristico sia la fonte dalla quale deriva ogni fecondità apostolica (cf. Epp 1882: III, 534-535; 3578: V, 220-222). Ordinato sacerdote a Venezia, il 24 giugno 1537, aveva aspettato un anno e mezzo prima di dire la prima messa, come scrive a suo fratello: «il giorno di Natale, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, nella cappella dove si trova il presepe in cui fu posto il bambino Gesù, con il suo aiuto e la sua grazia ho celebrato la mia prima messa» (Epp 19: I, 147). A Francisco de Borja, divenuto lui stesso sacerdote nel 1551, nella festa della Santissima Trinità, il santo suggerisce di fare altrettanto, ma per avere qui di mira l’orizzonte «universale» della missione (Ej 97): «voleva», chiarisce Polanco, «chiedere al Santo Padre per quanti l’avrebbero ascoltata qualche indulgenza, perché egli inizi a offrire questo santissimo sacrificio con maggiore edificazione» del popolo (MHSJ 3, 303).



A Francisco de Borja

(1° maggio 1551)

Nel momento in cui arriverà questa lettera sembra che V. Sria avrà già ricevuto gli ordini sacri […]. Pregate il sommo e vero Sacerdote che, come egli comunica a V. Sig. la potestà tanto eccellente, così renda il santissimo sacrificio molto efficace nelle vostre mani, per il bene universale della Chiesa e gloria e lode del suo santissimo Nome. Con questo, se V. Sria non avrà ancora detto la prima messa, avrei devozione a che V. Sria aspettasse fino al prossimo avviso, per certo rispetto del maggiore servizio di Dio N.S., che io spero seguirà. Però, se un’altra cosa convenisse a giudizio di V. Sria, lo potreste fare, e saremo tutti molto consolati nel Signore nostro con ciò che consolerà V. Sria.

CB XIII/1_8 [Epp 1757: III, 428-429]