34. La maggior gloria di Dio

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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«Donatore di ogni bene» (Epp 221: I: 633), Dio «fa di me un tempio, essendo io creato a somiglianza e immagine di sua divina Maestà» (Ej 235) e «opera per me in tutte le cose create» (Ej 236). Cerca di «darci più gloria» (Epp 6: I, 99), perché possa «trovare» in noi «tutta la sua gloria» (Epp 243: I, 688). Così Ignazio ci fa «chiedere grazia completa per compiere sempre meglio il suo santissimo servizio» (Epp 9: 110), ossia procurargli «maggior gloria» (Ej 189 et passim). Negli Esercizi non esita quindi a proporre la via più perfetta come quella che più va desiderata e chiesta a Dio. Invita non solo a «scegliere quello che più ci conduce al fine per cui siamo creati» (Ej 23), ma anche a chiedere al Signore una «maggiore e migliore umiltà, al fine di imitarlo e servirlo di più, se fosse di uguale o maggiore servizio e lode di sua divina Maestà» (Ej 168). A chi si lascia guidare e governare dallo Spirito divino (Epp 466: II, 237) è concesso infatti di adempiere in terra questo «di più» se Dio lo «dispone» per noi (Epp 18: I, 143).





A Juan de Avila

(24 gennaio 1549)

Avendo sentito diverse volte e da diversi nostri Padri del con­tinuo favore e della carità tanto intensa che V.R. ha testimoniato a que­sta sua minima Com­pagnia, mi è sembrato bene in N.S. scriver­le la presente per due motivi. Primo, per esprimere la mia grati­tudine e la mia profonda riconoscenza, rendendo vivissime gra­zie a Dio N.S. e a V.R. nel suo santissimo nome per tutto quello che ha fatto a maggior gloria di Dio per la crescita in numero e de­vozione di coloro fra noi che sono di V.R. […] Il secondo motivo per cui le scrivo è che, avendo V.R. sentito sui nostri nel Signore cose favorevoli, mi è sembrato giusto che senta pure le cose con­trarie. Spero però, senza ombra di dubbio, che da tutto ciò che per essi è una più grande prova spirituale ri­sulterà una maggior gloria divina. Sua divina Maestà voglia degnarsi di concedere il suo divino favore e aiuto […], dove possa giovare per sempre la sua maggior gloria e lode, giacché nessun’altra cosa cerchiamo e desideriamo per mezzo della sua divina grazia.

CB II/4_1 [Epp 550: II, 316-320]