La pratica della conversazione spirituale

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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Gli Esercizi partono da un «Presupposto» (Ej 22) che mira a evitare le prevenzioni e incomprensioni da parte di chi li riceve, e sono preceduti da varie spiegazioni e regole – le «Annotazioni» (Ej 1-20) – che presentano un quadro oggettivo nonché delle direttive per chi li dà. Le conversazioni sono per Ignazio un’arte grazie al quale si può «giovare al prossimo nelle cose spirituali» (Epp 3316: V, 14; cf. Epp 2484: IV, 187). Egli ha fornito i compagni inviati in Irlanda (Epp 32: I, 179-181) o al Concilio di Trento (Epp 123: I, 386-389) di istruzioni contenenti osservazioni di grande finezza psicologica. Se si cerca di guadagnare la benevolenza dell’altro, è per portarlo possibilmente a un rapporto «immediato» (Ej 15) con Dio. Al giovane Mercuriano (che diventerà un giorno Generale della Compagnia) chiede di esercitarsi con molti in colloqui privati allo scopo di «attirare gli uomini a Cristo» (Epp 3851: V, 610). Nella presente lettera si rivolge al marito di Giovanna d’Aragona, chiedendogli di dare il benvenuto ad un gesuita (che gli manda nella speranza di contribuire alla riconciliazione matrimoniale) e raccomandandogli di entrare con lui in conversazione spirituale.



A Ascanio Colonna

15 aprile 1543

Il licenziato Araoz, uno della nostra Compagnia, latore della presente, deve fermarsi alcuni giorni in codesto regno [di Napoli] e desidero vivamente che, in più dell’aiuto nelle cose spirituali di V. E., con la molta benignità e carità solita nel Signor nostro e in un autentico spirito, possiate insieme rallegrarvi nello scambiare su cose intime. Infatti, le anime infiammate e desiderose del suo maggior servizio e della sua maggior lode e gloria, stimolandosi a vicenda, si rinnovano sempre e sempre si aiutano, in continua consolazione e profitto spirituale. Siccome l’oggetto è infinito, alla potenza finita non manca mai la occasione di progredire.

CB I/4_2 [Epp 63: I, 254)