«Locuras sanctas ...»

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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«Quando intrapresi la mia via mi era necessario un rimedio», scrive Ignazio a suo fratello, senz’altri chiarimenti. «Non meravigliarti: per guarire una grande piaga vi si applica un unguento subito» (Epp 3: I, 79). Pur giudicando eccessive le sante follie praticate all’inizio del suo cammino di conversione (Au 19ss), egli non minimizzava il valore della penitenza esteriore (privazione di cibo, di sonno o dolore sensibile inflitto alla carne: Ej 83-85), purché essa sia il «frutto» di quella interiore (Ej 82), ossia dei «rimorsi» provocati dal «buono spirito» in chi si rende conto di andare «da peccato mortale a peccato mortale» (Ej 314) e venga comunque praticata con moderazione (cf. Ej 83, 86), secondo la misura dell’obbedienza a chi dà gli esercizi (cf. Ej 8, 10). Poco dopo, però, può servire un rimedio diverso. «Per le mortificazioni», spiegava Polanco nel 1551, «vedo che egli desidera e apprezza quelle che toccano l’onore e la stima di sé più di quelle che procurano dolore alla carne quali digiuno, disciplina e cilicio» (Epp 1848: III, 501). Per «uscire dal proprio amore, volere e interesse» (Ej 189), ci vuole sottoporsi alla regola aurea della carità unita all’obbedienza (cf. Co 361). È quanto scriveva già ai confratelli di Coimbra il cui collegio contava un’ottantina di studenti pieni di zelo giovanile.




Ai confratelli di Coimbra

7 maggio 1547

Non vorrei che con tutto ciò che ho scritto pensaste che io non approvo ciò che mi hanno fatto sapere di alcune vostre mortificazioni; perché so che i santi hanno usato per il loro profitto queste e altre sante follie e che sono utili per vincersi e aver più grazia, soprattutto negli inizi. Tuttavia, per quelli che hanno già più dominio sopra l’amor proprio, ritengo meglio attenersi alla misura del discernimento di cui ho scritto. […] Assieme all’obbedienza vi raccomando molto pressantemente quella virtù che riassume tutte le altre e che è tanto cara a Gesù Cristo, che egli chiama il suo comandamento: Il mio comandamento è che vi amiate gli uni gli altri (Gv 15,12). E non soltanto che manteniate fra voi l’unione e amore permanente, ma anche lo estendiate a tutti e procuriate di accendere nelle vostre anime dei vivi desideri della salvezza del prossimo, stimando che ciascuno vale il prezzo del sangue e della vita che costò a Gesù Cristo.

CB V/5_1 [Epp 169: I, 507)