Una lettera del Pellegrino inviata da Barcellona

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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Questa lettera di Ignazio, scritta da Barcellona, è quella più antica che sia stata conservata.

Due anni dopo essersi ritirato in solitudine a Manresa, questi scrive a Iñés Pascual, afflitta per la morte di un’amica che, come lei, faceva parte della cerchia devota delle donne malignamente chiamate le «Inigas».

Egli cerca di consolare la «sorella in Cristo» nella sua stanchezza non solo fisica ma spirituale, invitandola allo stesso tempo a farsi consigliare dal suo compagno di pellegrinaggio Callisto.

Si trovano già qui alcune linee dell’insegnamento spirituale, ad esempio sui «travagli» (Ej 51) e il loro significato laddove sono assunti dentro la sequela Christi (Ej 94-97), alla luce dei «numerosi doni e numerosi favori» (Ej 74) che «la sua divina e somma Bontà» ha da sempre preparato per chi «si dispone a riceverli» (Ej 20). Non manca un accenno a Nostra Signora come Madre che intercede presso suo Figlio per i peccatori (cf. Ej 63).



A Iñés Pascual

(6 dicembre 1524)

Mi è sembrato dovervi scrivere, visti i desideri di servire il Signore che ho riscontrato in voi. Inoltre, il vuoto lasciato da quella beata serva che al Signore è piaciuto requisire per sé, le opposizioni e i fastidi numerosi che avete da sopportare per il servizio del Signore laddove vi trovate, e le incessanti tentazioni del nemico della natura umana, tutto questo, credo, deve avervi molto stancata. Per l’amore di Dio N.S., mirate sempre ad andare avanti – fuggendo sempre gli impedimenti; perché se voi li fuggite bene, la tentazione non potrà aver alcuna forza su di voi, cosa questa che dovete sempre fare, anteponendo sopra tutte le cose la lode del Signore. Tanto più che il Signore non vi domanda che facciate cose che stancherebbero o nuocerebbero alla vostra persona. No, vuole che in lui viviate gioiosa, dando al vostro corpo il necessario. Il vostro parlare, pensare e conversare sia in lui. E siano riferite a questo fine tutte le cose corporali, anteponendo sempre i comandamenti del Signore. È questo che egli vuole e ci comanda. E chi ne è penetrato troverà che vi è più fatica e pena in questa vita [alcune parole illeggibili]. Si trova, dove siete, un pellegrino di nome Callisto con cui vorrei molto che parliate delle vostre cose, perché in verità è ben possibile che troviate in lui più di quanto pare. E quindi, per l’amore di N.S., sforziamoci in lui, poiché gli dobbiamo tanto: molto più presto ci stanchiamo noi a ricevere i suoi doni che lui a farceli. Piaccia a Nostra Signora di intercedere tra noi peccatori e suo Figlio e Signore e di ottenerci la grazia, con il nostro sforzo e il nostro impegno, di convertire i nostri spiriti fiacchi e tristi in spiriti forti e gioiosi per la sua lode. Il povero pellegrino, Iñigo

CB XIII/2_1 [Epp 1: I, 71-73]