I doni spirituali concessi dal Signore

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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Nel 1548 Francesco de Borja ha appena – ancora in segreto – fatto professione nella Compagnia di Gesù. Non mancano i compiti: il governo del ducato, la direzione delle anime, lo studio; continua, però, a fare delle lunghe preghiere e severe penitenze corporali che portano via molto tempo e molte forze. Ignazio che ha conosciuto lui stesso tali eccessi, gli spiega come dovrebbe ora regolarsi. Gli esercizi che erano utili per il tempo in cui uno percorreva la «via purgativa» (Ej 10), lottando ad esempio contro i cattivi pensieri (Ej 33-34), non lo sono più quando uno «va intensamente purificando i propri peccati, salendo nel servizio di Dio nostro Signore di bene in meglio» (Ej 315) e «sente maggiormente le conoscenze interiori, le consolazioni e le ispirazioni divine» (Ej 213). Egli aveva trovato ciò che aveva tanto desiderato, e ormai, gli fa capire il santo, è «più conveniente e molto meglio […] lasciare lo stesso Creatore e Signore comunicarsi e operare immediatamente con lui, avvolgendolo nel suo amore e lode» (Ej 15). Lo incoraggia quindi non solo a «cercare con diligenza quello che tanto desidera», ma a «disporsi a ricevere grazie e doni dalla sua divina e somma bontà» (Ej 20): «gioia con Cristo gioioso», «lacrime con Cristo tormentato» (Ej 48), «aumento di speranza, fede e carità» (Ej 316), «gusti e consolazione» (Ej 252, 254), sempre «tenendo l’animo pronto per obbedire in tutto alla vera Sposa di Cristo Nostro Signore che è la Nostra Santa Madre Chiesa gerarchica» (Ej 353).


A Francisco de Borja

(20 settembre 1548)

È meglio […] cercare più immediatamente il Signore di tutti, ossia i suoi santissimi doni, quali sono una grazia infusa o delle lacrime, che siano 1° sui peccati propri o altrui, 2° sopra i misteri di Cristo N. S. in questa vi­ta o nell’altra, 3° nella considerazione o amore delle Persone divine; e sono di tanto maggiore valore e prezzo quanto più elevato è il pensiero e la considerazione al riguardo. E sebbene di per sé la 3a considerazione sia più perfetta della 2a, e la 2 a più della prima, di gran lunga migliore per un determinato individuo è quella in cui Dio no­stro Signore si comunica di più, mostrando i suoi santissimi doni e grazie spirituali: egli vede e sa, infatti, quanto gli conviene di più e, lui che sa tutto, gli mostra la via. E ora, perché noi, mediante la sua grazia divina, troviamo questa via, aiuta molto cercare e provare in molte maniere, in modo da camminare per la via che è la più chiara, più felice, più beata in questa vita, interamente orientata, ordinata a quell’altra senza fine, essendo avvolti in tali santissimi doni e uniti a essi. Intendo quei doni che non sta nel nostro «proprio» potere far venire «quando vogliamo», ma che sono puramente dati da chi dà e può ogni bene: così come sono (ordinando e avendo di mira la divina Maestà) intensità di fede, di speranza, di carità, «letizia e riposo spirituale», lacrime, consolazio­ne intensa, elevazione della mente, impressioni e illumi­nazioni divine, con tutti gli altri gusti e sensi spirituali in ordine a tali doni, con umiltà e riverenza verso la nostra santa madre Chiesa e quanti in essa sono incaricati di governare e di insegnare.

CB IV/2_3 [Epp 466: II, 235-236]