Il dono di sé di Dio creatore e redentore

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio



Se è retta, la scelta della vita consacrata proviene da un amore che «discende dall’alto, dall’amore di Dio» (Ej 184; cf. 338). È quanto ricorda l’inizio della lettera ai confratelli di Coimbra scritta per rimediare alla crisi che stava affrontando la comunità a causa di un fervore senza prudenza. Negli Esercizi, ognuno di loro ha dovuto considerare «come tutti i beni e doni discendono dall’alto» (Ej 237) e «come il Signore desidera darsi a me, in quanto può, secondo il suo disegno divino» (Ej 234). Nello stesso spirito, Ignazio invita ciascuno a fare memoria dei benefici ricevuti, contemporaneamente nella creazione e nella redenzione: «essendo io creato a somiglianza e immagine di Dio» (Ej 235) ed essendo quest’immagine «redenta con il sangue e la vita di Gesù Cristo» (in lui «Dio si sforza e si fatica per me»: Ej 236). La perfezione consiste proprio, come dice san Paolo, nel riconoscere con umiltà che «siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo» (Ef 2,10).



Ai confratelli di Coimbra


(7 maggio 1547)

Dio nostro Signore, da cui discende ogni bene, sa quale consolazione e gioia ho nel sapere come egli vi viene in aiuto sia nell’applicazione delle lettere che in quella delle virtù, cosa di cui il buon profumo anima e edifica molti anche in terre assai lontane da questa. E se ogni cristiano dovrebbe rallegrarsene per quel dovere comune a tutti di amare l’onore di Dio e il bene della sua Immagine, redenta con il sangue e la vita di Gesù Cristo, a maggior ragione lo farò io specialmente nel Signor nostro, essendo tanto tenuto a portarvi dentro la mia anima con un affetto tutto speciale. Per tutto questo sia sempre benedetto e lodato il Creatore e Redentore nostro, dalla cui infinita liberalità deriva ogni bene e grazia. E piaccia a lui schiudere ogni giorno di più la fonte delle sue misericordie affinché cresca e progredisca quanto egli ha cominciato nelle anime vostre. E non dubito che lo farà la sua suprema bontà, sommamente comunicativa dei suoi beni e quell'eterno amore con cui vuole darci la nostra perfezione molto più che noi riceverla. Se così non fosse, Gesù Cristo non ci animerebbe a ciò che possiamo avere soltanto dalla sua mano, lui che dice: Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli [Mt 5,48]. È cosa certa che da parte sua egli è ben disposto, purché da parte nostra ci sia un vaso di umiltà e il desiderio di ricevere le sue grazie e purché ancora egli ci veda fare buon uso dei doni ricevuti e domandare la sua grazia con assiduità e diligenza.

CB XI/1_1 [Epp 169: I, 496-497)