Un corpo disciplinato ma sano per servire il Signore

(Ri)leggere le Lettere di sant'Ignazio


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Negli Esercizi Ignazio dà importanza al corpo, ad esempio quando illustra le diverse posizioni da avere durante la orazione (Ej 75-76) oppure valorizza i sensi di cui avvalersi nel pregare (Ej 247). Perché esso sia di aiuto, il soggetto deve prima di tutto «evitare il disordine» nel mangiare (Ej 212), cosa questa che può richiedere, a un certo momento, di «agire contro la propria sensualità» (Ej 97), di «togliere dal conveniente», pur badando ovviamente a «non cadere in infermità» (Ej 213). Importante è che, con una certa pratica ascetica, a poco a poco «la sensualità obbedisca alla ragione e tutte le parti inferiori siano più soggette alle superiori» (Ej 87). Le imprudenti esperienze dei primi tempi (cf. Au 26) hanno insegnato ad Ignazio che al «profitto dell’anima» è legato quello, purché sia anch’esso vero, «del corpo» (Ej 38, 40). Occorre «dare al corpo il necessario» (Epp 1: I, 71-73) sia nel mangiare (Ej 210) che nel bere (Ej 211): altrimenti, «debilitata nel fisico» la persona rischia di cedere al «nemico che tenta sotto apparenza di bene» (Ej 10). È la regola che il santo ribadisce nella seguente lettera. Altrove darà preziose indicazioni circa il ruolo dei «cinque sensi» (Ej 121) del corpo. Qui esorta semplicemente la sua corrispondente a «la temperanza e una perfetta moderazione» (Ej 229), confidando che le «conoscenze interne, consolazioni e divine ispirazioni» da lei acquisite con la propria disciplina, le possano mostrare «la giusta misura che ci conviene» (Ej 213, cf. 89).



A Teresa Rejadell

(11 settembre 1536)

Capita a molte persone dedite all’orazione o alla contemplazione che, avendo molto esercitato il loro intelletto prima di dormire, non possono poi dormire, continuando a pensare alle cose che hanno contemplato o immaginato. Il nemico allora ne approfitta per presentare cose buone, cosicché, per mancanza di sonno, il corpo abbia da patire – cosa da evitare assolutamente. Con un corpo in buona salute potete fare molto; se è malato, non so cosa potrete. Il corpo in buono stato presta un considerevole aiuto nel fare molto male e molto bene: molto male in quelli che hanno volontà depravata e cattive abitudini; molto bene in quelli che hanno la volontà tutta ancorata in Dio N.S. ed esercitata nei buoni costumi.

CB III/2_1 [Epp 8: I, 108]